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Carne sintetica come quella allevata?

carne sintetica
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La responsabile del Dipartimento tutela del Made in Italy di Forza Italia Toscana Antonella Gramigna: “Carne sintetica come quella allevata? NO! Occorre tutelare tradizioni e settore agroalimentare”

La notizia che rimbalza è che l’Ue intenda incentivare la carne sintetica, prodotta da staminali per salvare l’ambiente e creare cibo per tutti, ed ha destinato un contributo di 2 milioni ad aziende olandesi che si occupano di ricerca finalizzata alla produzione di carne in provetta, con impiego di cellule staminali.

Sono in perfetta linea con Coldiretti: non solo “Concorrenza sleale” ma danno per tutti. Dalla filiera coltivatori-consumatori e per il nostro Made in italy.

Vogliamo pensare ad una bistecca alla fiorentina prodotta in laboratorio, con procedura sintetica, ma con le stesse caratteristiche e lo stesso gusto di quelle provenienti dalla macellazione degli animali? Impossibile. Ma, invece, è quello che si propone di fare la ricerca sulla carne sintetica o artificiale.

L’idea progettuale, si legge, nasce con intento nobile, cioè quello di “contribuire a risolvere problemi legati all’ambiente” (come il riscaldamento globale: gli allevamenti intensivi sono tra i maggiori produttori di gas serra), l’aumento della popolazione, le considerazioni di carattere etico ( il benessere degli animali, la loro sofferenza all’interno degli allevamenti intensivi, la macellazione), ed anche per non andare ad impattare ulteriormente con aumento di produzione le risorse agricole, per loro stessa natura limitate, ma non rispecchia la nostra tradizione millenaria, la cultura gastronomica, agricola e la nostra autenticità.

La carne ‘in vitro’ diventa, quindi, un nuovo alimento prodotto da cellule staminali di muscolo animale, prelevate da animali viventi e fatte riprodurre in coltura, che già consta di una sperimentazione in fase avanzata, ma con costi davvero spropositati.

Si pensi che un hamburger realizzato in vitro, e grande quanto un pollice vale qualcosa come 20mila euro.

Questo, comunque non spaventa il mondo del ” business” che ritiene questo progetto appetibile. E’ giusto il caso di dirlo, perchè sta suscitando interessi di finanziatori privati come il co-fondatore di Google, Sergey Mikhailovič Brin, e si stima che nel giro di qualche anno si passerà ad una produzione in larga scala con prezzi accessibili.

Viene esposto dai ricercatori che la carne “in vitro”, dal punto di vista ambientale, sia molto meno impattante di quella ‘naturale’, al punto che richiede circa 376 volte meno ettari di terra di quanti ce ne vogliono per il pascolo degli animali, e il 10% dell’acqua usata per il loro consumo. Inoltre, detta carne prodotta in laboratorio, contiene omega 3 e 6, capaci come sappiamo, di abbassare il colesterolo e promuovere così, un maggior benessere cardiovascolare.

Ma Coldiretti non ci sta. E non si può che affiancarli in quanto ciò che si sta vendendo come un passo in avanti per la salute e l’ambiente, in realtà nasconde solo un’operazione di marketing.

“Il business privato della carne in provetta nasconde rilevanti interessi economici e speculazioni internazionali dirette a sconvolgere il sistema agroalimentare mondiale” dice infatti Coldiretti. Ed inoltre, sottolinea inoltre come “il supporto finanziario sia stato concesso nell’ambito del programma React Eu che la Commissione aveva avviato per rispondere alla crisi generata dall’emergenza Covid, che ha messo in ginocchio il sistema dell’allevamento in Italia e in Europa.

Secondo l’organizzazione, si rischia “di sostenere una abile operazione di marketing che punta a modificare stili alimentari naturali fondati sulla qualità e la tradizione senza peraltro aver effettuato una reale verifica indipendente sull’impatto etico ed ambientale di queste produzioni sulle quali punta un numero crescente di multinazionali per fare affari”.

Per non parlare della concorrenza sleale, al di là degli aspetti etici, che sempre secondo Coldiretti : “spacciando per carne prodotti ottenuti dalla moltiplicazione cellulare in laboratorio combinate con fattori di crescita e sostanze compatibili con i tessuti biologici” che si va ad aggiungere “alla campagna in atto contro la vera carne: una “doppia tenaglia che minaccia di far chiudere le stalle con perdite di posti di lavoro e di produzioni tradizionali la cui distintività è componente strategica del Made in Italy nel mondo”.

Difendere la tradizione, non con artificiose innovazioni. Questo è il nostro compito, il contrasto a questa deriva, che parte già dalla commercializzazione dei prodotti Fake, che già subdolamente riportano etichette e nomi riconducibili a prodotti Made in Italy ben noti, ma falsi.

Rimanendo in Toscana, possiamo certamente affermare come la nostra zootecnica sia un modello di sostenibilità, competitività, benessere animale, innovazione e identità.

Concordo pienamente con Paolo Giorgi, presidente di Agrozootecnica Toscana “che l’attività di allevamento ha un ruolo fondamentale nel preservare paesaggi, territori, tradizioni e cultura poiché quando una stalla chiude si perde un intero sistema fatto di animali, di prati per il foraggio, di formaggi tipici e soprattutto di persone impegnate a combattere lo spopolamento e il degrado spesso da intere generazioni”.’

Inoltre, bene ricordare come la qualità e la garanzia dell’origine IGP abbia ha portato ad un vero boom nell’allevamento delle razze storiche da carne, che rischiavano l’estinzione.

La produzione di carni Igp, con forti connotazioni identitarie per origini, qualità, riconoscibilità di sapori e proprietà nutritive, sono davvero agli antipodi della carne realizzata in laboratorio. E pongono tutta la filiera a rischio, assieme alla bellezza e bontà ( in questo caso) del nostro Made in italy nel mondo.

Antonella Gramigna, Responsabile Dipartimento Tutela del Made in Italy Forza Italia Toscana

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